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mercoledì 5 giugno 2013

Il centro è uno, si sa.


Credo che le persone che chiamo egocentiche e di cui ho già scritto abbiano ciò che a me manca, e che quindi alla fine desidererei un po', ovvero il coraggio di buttarsi, di prendersi il proprio spazio, di conquistarsi un centro. Di fatto una parte di spazio appartiene anche a me, perchè spesso rinunciarci? Soprattutto, perchè passare sempre da una rinuncia, che tanto poi mi si ripropone puntualmente sottoforma di frustrazione, delusione, tristezza, incazzatura?
Quindi, anche se alcune persone lo fanno a volte in modo maleducato o accecante, rimane che anche io vorrei un po' il mio centro. Tutto sommato non mi sembra sia poi così male. 
Bisogna però allenarsi molto, la strada per chi aspetta che sia l'altro ad accorgersi della propria esistenza è lunga e tortuosa.  Bisogna schivare amiche che si impongono e altre che si irrigidiscono se se tu tenti timidamente di recuperare un po' di spazio. Loro, abituate a prenderselo, non tollerano alcuna forma di ribellione o invasione. Il centro è uno, si sa.
Da dove comincio? Potrei iniziare raccontando di me al ragazzo incrociato per caso in un viaggio e incontrato poi altrettanto per caso nella Big; ragazzo che mi intrattiene parlandomi di lui per un'ora davanti al solito locale, un venerdì sera qualunque. Alla fine se mi ha parlato di sé per un'ora vorrà dire che qualcuno, cioè io, glielo ha permesso.
E magari questo è pure tornato a casa pensando "che strana quella ragazza, non mi ha detto niente di lei".
Per ora un buon proposito alla volta.


mercoledì 25 luglio 2012

Parola d'ordine: improvvisare


Così, se da un lato il percorso è già tracciato, a prescindere da tutto, dall’altro pare ci sia una totale e sconvolgente tendenza a non sistemarsi - sempre quella parola orrenda lì.
Oddio! Capite la mia confusione?
Ora, è evidente che io non sposi - parolona - né un atteggiamento né l’altro, e direte allora deciditi. Ma come si fa?
Come si fa, mi chiedo io, quando nella big city incontri quei quasi 40 enni dall’occhio spento i quali, sentendosi evidentemente ancora molto vivaci, si prendono la libertà di snocciolarti perle del tipo: “io ti scelgo tutti i giorni, non c’è bisogno di sposarsi”, “l’amore non esiste”, “tutto finisce” e  altre amenità del genere. Ridotti ai minimi termini da un feroce nichilismo non fanno altro che gettarti addosso turbe e problemi, ammorbandoti con il loro disincanto. Cheppalle.
Poi ci sono anche quei quasi 30 enni che si sentono di averne 12,  straparlano e ti  investono con il loro inutile Ego facendoti solo gonfiare la pancia (a me succede quando sono a disagio). Loro sono i narcisi, che sia ben inteso possono avere qualunque età, mica solo 30. Loro sono troppo simpatici, troppo brillanti, troppo intelligenti, troppo galanti, troppo affascinanti. Ti trattano come una regina e tu ci caschi, per poi dimenticarsi un attimo dopo chi sei e perché esisti.  Fanno tutto solo per se stessi, per avere conferme. Non sentono nulla, non provano amore, non sono realmente interessati a te, se non nella misura in cui ti individuano come specchio. Ma sì, sono gli stessi che a storia finita marcano il territorio per aver la patetica sicurezza di essere ancora seduttivi, giusto come nutrimento per il loro Ego. Hanno certamente avuto un'infanzia terribile, poverini. Quindi, una volta appurato, basta solo stargli lontano.
Io mi chiedo sempre se questi figuri si vedano da fuori. A me quando succede non è un bel segno. Accade quando c’è qualcosa che non gira bene, che stride e quando in generale sei dotato di quella cosa chiamata senso del pudore.
Solo una volta, recentemente, vedendomi da fuori è stato molto bello, perché ero in un posto magico, distesa su un prato in un giardino a picco sul mare, il tutto condito da un cielo stellato. Ero così spensierata che non mi sembrava vero. Talmente strano che mi sono vista da fuori. E forse infatti quella non è la realtà (sì, sono cinica, ma è colpa di quegli ometti di cui sopra che ti trasmettono amarezza o ti schiacciano con il loro essere troppo senza nemmeno chiedere il permesso).
Tornando a noi, non vi fanno tristezza questi personaggini-ini-ini? a me imbarazzano, perché poi alla fine sono solo molto deludenti.
Comunque, questi, soprattutto i tristi 40 enni, non sono capaci nemmeno di fissare un’ora e un giorno per vederti, non hanno la minima idea di cosa voglia dire costruire qualcosa e anzi, cominciano a grattarsi se sentono parlare di progettualità. Sono gli stessi che si stupiscono di avere amici che a quasi 40 anni hanno figli e mogli, ma va?? che strano.
Non si informano sul tuo stato di salute o sul tuo benessere generale, pare non usi più. Ci si vede in giro. E se non ci si vede è perchè sei morta. Tutto qua.
Che problema c'è?
Non riesco a capire se siano posseduti da peter pan, o siano solo molto onesti con se stessi al contrario di chi per forza arrivato al 3 deve chiudere. O entrambe le cose. Ma sta di fatto che la big city ne è piena.
Mentre di là ci si deve sistemare costi quel che costi, di qua l’obiettivo sembrerebbe cercare di non farlo, che sei più figo. Così si sfugge e si fugge. Si cambia persona e si vivono storie e storielle che finiscono così, senza un motivo, senza un ciao, senza nemmeno ricordarsi se, dopo la sigaretta, ci hai anche dormito insieme.
Si sta insieme un paio di anni o un paio di volte, poco cambia. La vita è piena di alternative e altre persone, perché fermarsi a una e cercare di conoscerla?
Al massimo riescono a chiederti di provare a vedersi (ma che vuol dire?);  come quando ho ricevuto la mail di sto tizio che dopo tutto un giro assurdo e inutile mi lascia aperta, wow, la possibilità di improvvisare un incontro.
Io a questi qua gli vorrei improvvisare un bel vaffanculo.