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martedì 10 maggio 2016

Kintsugi


Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un tecnica che prende il nome di “Kintsugi“. Questa tecnica consiste nel rinsaldare oggetti come il vasellame con materiali preziosi, utilizzando una resina mista a oro, argento o platino.
E il risultato è meraviglioso.
Il vaso riparato con queste preziose venature-risultato dell’unione dei pezzi frantumati- rappresenta la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, delle difficoltà che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. Il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica. Ciò che non è arrivato quando lo si voleva, ciò che si è perso e poi ritrovato.
Per i giapponesi un vaso rotto sarà più bello di prima, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza.
Nella cultura orientale le cicatrici restituiscono valore all’oggetto, lo rendono unico.
In Occidente una cosa o è intatta o è rotta. E se è rotta o è possibile ripararla come se non fosse mai successo nulla oppure non vale la pena tenerla. Meglio una nuova.
Ma tra integrità e rottura c’è la ricomposizione, c’è l’idea che dall’imperfezione possa nascere una forma maggiore di perfezione, estetica e interiore.
Diei che a questo punto non c'era espressione migliore del tuo arrivo, piccolo Victor, per illuminare la nostra famiglia della tua luce dorata (e rendermi così zia!).
Benvenuto nipotino mio.



venerdì 14 febbraio 2014

La Strage di San Valentino

Non c'è bisogno, forzatamente, di disgustare questo giorno, eh.
Non sono affetta da una strana malattia, sono sempre io. E non festeggerò con cenetta a lume di candela in ristorantino prenotato 6 mesi fa per sedermi accanto a coppiette smielose posizionate in batteria come polli. E nemmeno ho comprato un vestito buono per questa occasione. Mi pare evidente, per chi mi conosce.
Ma trovo altrettanto irritanti le tipe, specie quelle fidanzate, che per sentirsi cool e davvero maschie desiderano render noto, esplicitandolo, che il loro grado di romanticismo è sotto lo zero, che questo giorno lo ricordano solo per la Strage di S. Valentino del 1929 e che bandiscono le parole amore e coppia dal loro vocabolario ostentando una finta e maldestra indipendenza.
Per poi ricalarsi nel ruolo di piattole fusionali a mezzanotte e zero uno di stasera.
Così facendo non è che siete più fighe, ve lo segnalo.

Altrettanto bizzarre e con un 70% di patetico, sono quelle che dedicano un augurio speciale a figli, cani, amiche, genitori, gatti e cugini. Il giorno di San Valentino è una ricorrenza che per convenzione celebra gli innamorati,  intesi come coppia di fidanzati, etero o no.
Anche io amo follemente le mie gatte e le mie amiche, ma non per questo mi sento autorizzata a sbrodolare insignificanti auguri il 14 febbraio. Se vi piace intenderla come la festa allargata a tutte le persone che provano amore per qualcuno, cani e gatti compresi, fate pure. Io lo trovo ridicolo.
E vostro figlio non è il vostro fidanzato. Mi spiace mammine, ma è così.
Dunque, state tranquille che nessuno si sta agitando, tranne voi, se non rimarcate strambi auguri o avversione per questo giorno.
Buon San Valentino!



lunedì 14 gennaio 2013

Bianca

E così, a volte, questo è anche un mondo per coppie. 
Mica che segnalo solo i casi disperati, eh.
Lo capisci che c'è qualcosa di speciale perché la dinamica tra i due soggetti è facile, comedevessere, scorrevole, con una spinta verso l'alto.
È un meccanismo collaudato, non si percepisce alcun antipatico squilibrio del tipo lei sovrasta lui/lui è un invertebrato, lei urla/lui zitto, lei socievole/lui orso, lei aperta/lui chiuso, lei crocerossina/lui sempre depresso. E così via.
Non che gli allontanamenti o le differenze non siano ammessi, per carità.
Si può anche perdonare, o rincontrarsi, se due anime affini sono.
Abbiamo accettato pure Renzo Arbore (ma lo abbiamo perdonato?) il quale-qualcuno me la spieghi- interrotta la storia con quella creatura che era la Melato incappa in una non ben definita specie di donna che è la Venier. In sintesi, quanto di più lontano ci sia dal buon gusto, sobrietà e bellezza, per poi tornare sui suoi passi anni e anni dopo, ricongiungersi all'amata e in questi giorni piangerla come un bambino.
Quindi ecco, tutto è possibile.
Certamente io conosco almeno due esempi “scorrevoli”, dall’ingranaggio collaudatissimo, una Coppia felice in una ridente vicino alla Ridente (protagonisti indiscussi di questo post) e un altro altrettanto completo nella Big, di cui parlerò prossimamente.
E quando le differenze non fanno differenza da fuori lo si avverte, ed ecco che si sta insieme pur vivendo lontani, si costruisce come se fosse la cosa più naturale del mondo, e si fa una figlia che arriva in un giorno di neve e non poteva che chiamarsi Bianca.
Evviva!

domenica 11 novembre 2012

Non è un mondo per coppie- Episodio 2

Altro giro, altra amica, sempre nella Ridente, sempre sotto il diluvio.
Questa volta, però, è un sabato sera.
Noi single sfigate ce ne usciamo insieme snobbate dalle coppiette felici.
A dirla proprio tutta, per vie traverse, mi è arrivata voce che ci fosse una cena tra coppie; io però non sono stata invitata, se non così, un po' en passant, dal buon cuore di una cara amica che è ovvio che è felice se io ci sono, (essendo cara amica mi pare pure scontato, ma mai dare nulla per scontato). In realtà non ho ricevuto proprio nessun invito, nessun messaggio, nessun "a che ora ci troviamo", nessun "ma sei ancora nella Big o ti unisci a noi?" nessun "sei viva? ". E dire che la storiella del sabato sera è nota!
Mi è ormai chiaro che per l'ironia, l'autoironia e il nubilato non c'è posto in certi ambienti.

Pazienza, è stato ben più divertente entrare al Messicano, storico e amato locale del mitico Greg, ed essere travolti da un'ondata di gelido e a me affezionato nichilismo.
Ci imbattiamo infatti in una conoscenza di vecchia data da amici suoi accompagnato, e iniziamo a intrattenere piacevoli conversazioni rese più morbide dall'aiuto di vari e svariati bicchieri di Uragano (non sapete cos'è l'Uragano? mi spiace per voi).
Tra un aggiornamento e l'altro di chi tra gli amici più o meno persi per strada ha già partorito, sta per farlo, lo farà, ecco che spunta anche il primo fresco divorzio. Ma la cosa che mi ha fatto salire un brividone che nemmeno il quinto cocktail avrebbe potuto regalarmi, è l'affermazione del cui sopra amico alla notizia della separazione: non è un mondo per coppie. Tanto prima o poi tutti si lasciano.
Ussignur.
Sono le parole che mi avrebbe potuto dire il giovane 40 enne della Big ripiegato su stesso e incosistente come un budino riuscito male.
È il pensiero che mi attanaglia da un annetto a questa parte.
Ma no, cavolo. No.
Mi vuoi dire che anche nella Ridente comincia a serpeggiare un po' di disillusione? Mi sa di sì, perchè è già la seconda volta che l'assunto finale è lo stesso.
Ahimè, le due realtà sono pericolosamente sempre più vicine!

martedì 4 settembre 2012

Gli assiomi della vita

Sono eccessiva se vi dico che non mi piacciono troppo i bambini degli altri? Cioè, non mi piacciono incondizionatamente.
Diciamo che non sono di quelle che se incontra ad esempio un duenne comincia a emettere gridolini senza senso e a vederlo per forza bello, dolce, simpatico, meraviglioso.
I bambini sono piccoli adulti ai miei occhi. Perciò può essere che mi stiano anche sulle palle, e che a volte li trovi pure bruttini. Succede così nel mondo dei grandi.
Può anche capitare che me ne innamori follemente, succede anche questo.  Per un paio che conosco, ad esempio, mi taglierei una mano.
E così, premesso questo, vi racconterò, senza la presunzione di voler tracciare un modello educativo che non ne sarei proprio in grado,  cosa vedo io quando, soprattutto nella ridente cittadina, una ragazza diventa madre. Soprattutto una di quelle che ha seguito roboticamente tutto il copione del 3.
Si innescano alcuni meccanismi mortali.
Il primo: la passeggiata, detta vasca, il sabato mattina in centro.
Un rito, un immancabile appuntamento, una sfilata di carrozzine, passeggini, bambini, mamme tronfie e papà annoiati che fanno su e giù su e giù. Li osservo, da anni.
E li guardo divertita quando si incrociano con quelle coppiette che, per fare tutte le cose “come devono essere fatte”aspettando il tempo del 3 e tutto ciò che ne consegue, nel frattempo si sono prese un cane. Cane che, nonostante tutti gli sforzi e le attenzioni profuse per trasfigurarlo  in qualcosa di simile a un piccolo essere umano, non può reggere il confronto.
Per non parlare di quando si incrociano tra loro, le mamme tronfie carrozzinate e vestite bene, da sabato mattina. Quello è un momento esilarante, perchè si sono già avvistate da lontano, e già hanno cominciato a sistemare il bambino, e lucidare tutto l'equipaggio di passeggini e accessori vari in modo da essere competitive. Si odiano, è ovvio. Ma non lo danno a vedere. E quindi giù con sorrisi smaglianti, bambino sempre più in mostra, occhiate micidiali (per capire come mai l'altra ha il bambino più griffato o il biberon più fico). Mettono in atto tutti quei comportamenti da animaletti curiosi che si studiano, tipo quelli che si annusano il culo -scusate ma qua ci stava- .
Comunque mi sono già arresa. Non ho infatti molto da aggiungere su questo: fa parte di quelle cose non modificabili della vita, come il ciclo sonno-veglia, l’alternarsi di sole e luna, uscire il venerdì sera con gli amici e il sabato con il fidanzato. È un assioma. È così, punto e basta.
L’altro meccanismo è quello di chiudersi in casa-non il sabato mattina- e trattare questi bambini come delicatissimi trofei da tenere sotto una teca e riempire di attenzioni.
Oddio, questo succede anche di là, ma soprattutto di qua.
Mi spiego: se tu donna e non solo madre hai una mezza idea di continuare a condurre un’esistenza normale, tipo andare a un concerto, uscire con un’amica, prenderti un’ora di pausa, sei tendenzialmente vista come una madre degenere, una che abbandona il bambino e sta in giro a sbevazzare. Sei vista così dagli altri e ancora prima da te stessa.
Una madre allo sbando, una stronza.
Non ti sfiora nemmeno per l’anticamera del cervello a te madre e magari anche a te padre-ci sei? Batti un colpo- nei limiti del possibile, mi rendo conto, di fare, che so, un aperitivo? Un brunch? Un giro?  con creatura e amici. Eh no, le cose vanno tenute divise.
Non sia mai che poi questo bambino impari a stare con gli altri.
Capisco che i bambini devono stare con i bambini, ma anche se gli amici in questione non hanno figli forse si può trovare una soluzione. E invece no, soprattutto se gli altri non hanno figli, sei automaticamente tagliato fuori da tutto e ti tagli fuori. Non si capisce più se sia nato prima l’uovo o la gallina. La gente, nella ridente cittadina, sa essere anche molto cattiva.
Nella big city, forse per contrastare l'eccesso di grigiore,  può invece ancora capitare di incontrare neo genitori con prole e amici senza.  E di vederli in contesti che non siano solo e necessariamente il parco o le giostre. Succede che poi tu, mammina, non stai tutto il tempo a guardare sto bambino, apprensiva e preoccupata, magari lui impara anche a farsi gli affari suoi, se finalmente smetti di soffocarlo.
E allora capita di andare a un compleanno all’Isola dove poi non ti importa più se alcuni degli invitati hanno 5 anni, a concerti con figlia-non mia- e amici vari, al brunch al Frida dove magari quella alla tua destra si beve il succo alla pera e quello a sinistra una media chiara, e va bene così.
Detto ciò, il limite tra libertà di espressione della creatura e maleducazione dei genitori è molto molto sottile, in questi contesti.  Ma è un’altra storia. Nel mio caos esistenziale ecco quindi che mi limito a fare la zia acquisita (per pochi elettissimi, anzi elettissime da me adorate)  e per ora sto serena.