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martedì 10 maggio 2016

Kintsugi


Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un tecnica che prende il nome di “Kintsugi“. Questa tecnica consiste nel rinsaldare oggetti come il vasellame con materiali preziosi, utilizzando una resina mista a oro, argento o platino.
E il risultato è meraviglioso.
Il vaso riparato con queste preziose venature-risultato dell’unione dei pezzi frantumati- rappresenta la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, delle difficoltà che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. Il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica. Ciò che non è arrivato quando lo si voleva, ciò che si è perso e poi ritrovato.
Per i giapponesi un vaso rotto sarà più bello di prima, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza.
Nella cultura orientale le cicatrici restituiscono valore all’oggetto, lo rendono unico.
In Occidente una cosa o è intatta o è rotta. E se è rotta o è possibile ripararla come se non fosse mai successo nulla oppure non vale la pena tenerla. Meglio una nuova.
Ma tra integrità e rottura c’è la ricomposizione, c’è l’idea che dall’imperfezione possa nascere una forma maggiore di perfezione, estetica e interiore.
Diei che a questo punto non c'era espressione migliore del tuo arrivo, piccolo Victor, per illuminare la nostra famiglia della tua luce dorata (e rendermi così zia!).
Benvenuto nipotino mio.



venerdì 20 giugno 2014

Wedding time

Se quando ho scritto qua http://vintazvintaz.blogspot.it/2012/07/al-mio-tre-tutti-sposati.html sembrava che tutti si sposassero, ora pare un'epidemia.
Avere più di due matrimoni in un anno dovrebbe essere vietato per legge, ma tant'è io ne ho nove e mi rassegno. Considerando però che ce n'è più d'uno a cui tengo in modo particolare, l'idea di pensare ad outfit, capelli, trucco, finti sorrisi si prospetta intrigante e non faticosa.
Ora, la grande novità è che non mi presento più da single. Quindi posso piantarla di lamentarmi del fatto di essere la numero dispari al tavolo, e di ribadire che ai matrimoni non si tromba: è una grande balla costruita per alleviare alle single donzelle il peso e la noia di essere circondate da coppie, futuro e progetti. Rigorosamente altrui.
Però, posso dirvi che il mio attento occhio ha notato alcune bestialità che andrebbero severamente punite.
Come l'assasino è sempre il maggiordomo (era sempre, ora perlopiù sono mariti, exfidanzati e uomini di dubbia integrità) così il grande giorno, fateci caso, tra gli invitati fa capolino lei: l'amica di bianco vestita.
...
Sì, total white.
Non un dettaglio, non una stola, non un pezzetto di abito multicolor tra cui anche il bianco. No, proprio tutto bianco. La palette colore esplorata è ampia, e per quel che mi riguarda, le varianti sono tutte fuorilegge: dal bianco sporco, al bianco ghiaccio, al bianco avorio, al crema talmente chiaro che è bianco, non è giallino è bianco (!) sono da non indossare. Ragazze, il mondo è pieno di colori, e il bianco, oltretutto, è uno di quelli che poche si possono permettere. Quindi, non venitemi a dire che per voi è cosa ovvia avere un vestito elegante bianco nell'armadio perché vi prendo a scarpate.
A meno che non siate lei. E allora vabbè. Potrebbe essere normale.

Un altro colore da usare con molta cautela è il rosso fuoco, specie se siete delle biondone alte e tanto bionde. Rubare la scena alla sposa, non è carino, non siete sulla Croisette nè a Hollywood, state calme. Eppure, se ne vedono.
Così come il nero, ormai ampiamente accettato (non dal galateo) specie se si stratta di un matrimonio che si svolge nel tardo pomeriggio.
Va bene, meglio nero che rosso fuoco, meglio nero e rosso fuoco che bianco. Però ancora meglio azzurro, verde, giallo, rosa, blu, a fiori,  a righe vintage specie se il matrimonio si svolge in una bella mattinata di sole. Non è un funerale, non ancora.

Altra bizzarria molto di moda, ahinoi, è invitare solo gli amici/amiche e non i relativi compagni/mariti/mogli, specie quando non si organizza una cosa ristretta. Verosimilmente un trombamico non me lo porto a un matrimonio, perciò trovo non-sense creare un evento di finti single dove l'unica coppia è quella che si è appena sposata e dove le uniche a trarne forse qualche vantaggio sono le single vere: tra loro potrebbe nascondersi la gattamorta di turno, la quale non vede l'ora di approfittare della vivacità a termine di mariti e fidanzati e dare così libero sfogo alla sua torbida natura e un senso alle Laboutine tacco 12 acquistate per l'occasione. Ennò, però. Ora che sono fidanzata evitatemi questi scherzetti.

Infine, ricordate tutti, less is more. Non è necessario far sprofondare i tavoli con fiori e centrotavola che impediscono di vedere chi si ha di fronte, non è fondamentale imbastire un circo Togni tra danze, complesso che suona, discorsi banali e ripetitivi.
Amatevi e balliamo, questo basta.
E noi, piedi gonfi a parte, ringrazieremo.


giovedì 25 luglio 2013

Stessa spiaggia, stesso mare.



 
A un anno dall’apertura del blog devo confessare che questa cosa di sentire le proprie radici rimettendole in discussione è un buon esercizio.
A complicare la faccenda esiste un posto che tra La Ridente e la Big si distingue per essere quasi un innesto diabolico tra le due realtà, ma soprattutto per essere il posto che più amo al mondo, quello più vintaZ, quello tagliato per me.
Lo frequento da quando sono nata, e non ne posso fare a meno.
Non è il solito paesino della Liguria, è molto altro. Sconosciuto ai più -perfortuna- è un piccolo paradiso, di colori, sapori, profumi e paesaggi incantati. C’è qualcosa nell’aria che mi mette subito di buon umore, in pace con il mondo.
Purtroppo negli ultimi anni è stato preso d’assalto da qualche radical vip che, non appena  scoperta la magia, ha abbandonato le solite mete per la piccola Perla, trascinandosi dietro pure il proprio entourage.
Abituati ad essere sempre e solo gli stessi frequentatori da 30 anni e oltre, locali e villeggianti perfettamente integrati, questa apertura verso il nuovo, l’estraneo, spesso simile a un’invasione, a fatica è stata accettata.
Non vorrei sembrare ottusa più di Borghezio nostro, per carità, va bene anche solo un po’ snob. È che scatta un istinto di protezione verso la piccola Perla, che assomiglia a un amore per la conservazione di un paese ancora non inquinato. Specie per essere lì, in Liguria e non in un atollo sperduto.
Ovvio che anche la piccola Perla è stata scoperta dagli abitanti della Big, ma per poter amare e apprezzare qualcosa di speciale bisogna essere dotati di sensibilità e attenzione superiori, cosa che porta quindi queste persone ad amarla e rispettarla. E se allora è così, va bene anche una ventata di facce nuove.
Quest’anno la piccola Perla ci regala una svolta culturale, che la anima un po’ offrendo così qualcosa a chi la ama incondizionatamente da sempre.
Non vorremmo mai fosse un posto come tutti gli altri, ma  nella sua immobilità rischia di farsi detestare. VintaZ è anche capacità di innovarsi senza stravolgersi.
La speranza è che quindi attività, intrattenimento, cura e poesia prendano vita restituendo dignità e calore al paese.

Detto ciò,  i difetti sono troppi. Ad esempio quei sassolini fastidiosissimi al posto della morbida sabbia, oppure quelle mareggiate esagerate che mangiano la spiaggia impedendo di fare il bagno e prendere il sole, per non parlare dell’assenza di discoteche, locali, chiringuiti, musica sulla spiaggia, fitness al tramonto, negozi, corsi di qua e corsi di là. E le amiche di tua madre, sempre le stesse, che ogni anno ti chiedono “e tu? Niente figli?”, e poi dai il parcheggio è impossibile da trovare, considerando che non si può entrare in macchina  per le strade del paesello. E le curve per arrivarci? Un deterrente quasi quanto le 3 ore e 30 di treno e le code infinite sulla Serravalle, che ti sembra di essere arrivato ma invece ce ne vuole ancora.
Fermatevi prima: io credo che per questa estate Santa Margherita e Rapallo andranno benissimo!



mercoledì 29 maggio 2013

E luce fu


Quanta luce vedete voi ogni giorno? In questi giorni di pioggia poca lo so, ma parlo della luce tra due persone.  Nelle coppie fresche fresche sì, ma nelle coppie già avviate, quelle che si accompagnano da più tempo - e a volte si fanno compagnia da sempre- io intravedo una lucina, che sa di ombra. Non sempre, ovvio, non nelle coppie che qua ogni tanto celebro ritenendole, anche per motivi diversi, molto VintaZ.
Io ad esempio ho appena ricevuto una bella iniezione di luce che sapeva di film americano anni '50 ma con in più l'ingrediente della verità. E finalmente ho capito che la grande bellezza esiste.
L'ho vista ieri, in Piazza Duomo nella Big, in una meravigliosa cornice affrescata aveva un volto raggiante, i capelli biondi guarniti di fiori, si muoveva leggera nel suo abitino avorio che le metteva in risalto le gambe e il viso, nelle mani un bouquet prezioso e al suo fianco un Uomo che, a parte assomigliare a Matt Damon  il che non guasta, ha una cosa in comune con la donna che ha sposato: la luce, la luce negli occhi. Una luce accecante composta da amore, rispetto, protezione, bellezza.
Non c'è difficoltà oggettiva che i due non abbiano attraversato che possa averla spenta, non sono bastati gli ostacoli di fatto impegnativi da affrontare per incrinare la forza e la determinazione di costruire un percorso comune.
Quella luce, quella stessa luce tra loro, me la ricordo tale e quale fra le montagne innevate tre anni fa. Pensavo fosse l'effetto dei cristalli di ghiaccio con il sole.
Mi sbagliavo.