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martedì 10 maggio 2016

Kintsugi


Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un tecnica che prende il nome di “Kintsugi“. Questa tecnica consiste nel rinsaldare oggetti come il vasellame con materiali preziosi, utilizzando una resina mista a oro, argento o platino.
E il risultato è meraviglioso.
Il vaso riparato con queste preziose venature-risultato dell’unione dei pezzi frantumati- rappresenta la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, delle difficoltà che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. Il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica. Ciò che non è arrivato quando lo si voleva, ciò che si è perso e poi ritrovato.
Per i giapponesi un vaso rotto sarà più bello di prima, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza.
Nella cultura orientale le cicatrici restituiscono valore all’oggetto, lo rendono unico.
In Occidente una cosa o è intatta o è rotta. E se è rotta o è possibile ripararla come se non fosse mai successo nulla oppure non vale la pena tenerla. Meglio una nuova.
Ma tra integrità e rottura c’è la ricomposizione, c’è l’idea che dall’imperfezione possa nascere una forma maggiore di perfezione, estetica e interiore.
Diei che a questo punto non c'era espressione migliore del tuo arrivo, piccolo Victor, per illuminare la nostra famiglia della tua luce dorata (e rendermi così zia!).
Benvenuto nipotino mio.



lunedì 14 gennaio 2013

Bianca

E così, a volte, questo è anche un mondo per coppie. 
Mica che segnalo solo i casi disperati, eh.
Lo capisci che c'è qualcosa di speciale perché la dinamica tra i due soggetti è facile, comedevessere, scorrevole, con una spinta verso l'alto.
È un meccanismo collaudato, non si percepisce alcun antipatico squilibrio del tipo lei sovrasta lui/lui è un invertebrato, lei urla/lui zitto, lei socievole/lui orso, lei aperta/lui chiuso, lei crocerossina/lui sempre depresso. E così via.
Non che gli allontanamenti o le differenze non siano ammessi, per carità.
Si può anche perdonare, o rincontrarsi, se due anime affini sono.
Abbiamo accettato pure Renzo Arbore (ma lo abbiamo perdonato?) il quale-qualcuno me la spieghi- interrotta la storia con quella creatura che era la Melato incappa in una non ben definita specie di donna che è la Venier. In sintesi, quanto di più lontano ci sia dal buon gusto, sobrietà e bellezza, per poi tornare sui suoi passi anni e anni dopo, ricongiungersi all'amata e in questi giorni piangerla come un bambino.
Quindi ecco, tutto è possibile.
Certamente io conosco almeno due esempi “scorrevoli”, dall’ingranaggio collaudatissimo, una Coppia felice in una ridente vicino alla Ridente (protagonisti indiscussi di questo post) e un altro altrettanto completo nella Big, di cui parlerò prossimamente.
E quando le differenze non fanno differenza da fuori lo si avverte, ed ecco che si sta insieme pur vivendo lontani, si costruisce come se fosse la cosa più naturale del mondo, e si fa una figlia che arriva in un giorno di neve e non poteva che chiamarsi Bianca.
Evviva!

martedì 4 settembre 2012

Gli assiomi della vita

Sono eccessiva se vi dico che non mi piacciono troppo i bambini degli altri? Cioè, non mi piacciono incondizionatamente.
Diciamo che non sono di quelle che se incontra ad esempio un duenne comincia a emettere gridolini senza senso e a vederlo per forza bello, dolce, simpatico, meraviglioso.
I bambini sono piccoli adulti ai miei occhi. Perciò può essere che mi stiano anche sulle palle, e che a volte li trovi pure bruttini. Succede così nel mondo dei grandi.
Può anche capitare che me ne innamori follemente, succede anche questo.  Per un paio che conosco, ad esempio, mi taglierei una mano.
E così, premesso questo, vi racconterò, senza la presunzione di voler tracciare un modello educativo che non ne sarei proprio in grado,  cosa vedo io quando, soprattutto nella ridente cittadina, una ragazza diventa madre. Soprattutto una di quelle che ha seguito roboticamente tutto il copione del 3.
Si innescano alcuni meccanismi mortali.
Il primo: la passeggiata, detta vasca, il sabato mattina in centro.
Un rito, un immancabile appuntamento, una sfilata di carrozzine, passeggini, bambini, mamme tronfie e papà annoiati che fanno su e giù su e giù. Li osservo, da anni.
E li guardo divertita quando si incrociano con quelle coppiette che, per fare tutte le cose “come devono essere fatte”aspettando il tempo del 3 e tutto ciò che ne consegue, nel frattempo si sono prese un cane. Cane che, nonostante tutti gli sforzi e le attenzioni profuse per trasfigurarlo  in qualcosa di simile a un piccolo essere umano, non può reggere il confronto.
Per non parlare di quando si incrociano tra loro, le mamme tronfie carrozzinate e vestite bene, da sabato mattina. Quello è un momento esilarante, perchè si sono già avvistate da lontano, e già hanno cominciato a sistemare il bambino, e lucidare tutto l'equipaggio di passeggini e accessori vari in modo da essere competitive. Si odiano, è ovvio. Ma non lo danno a vedere. E quindi giù con sorrisi smaglianti, bambino sempre più in mostra, occhiate micidiali (per capire come mai l'altra ha il bambino più griffato o il biberon più fico). Mettono in atto tutti quei comportamenti da animaletti curiosi che si studiano, tipo quelli che si annusano il culo -scusate ma qua ci stava- .
Comunque mi sono già arresa. Non ho infatti molto da aggiungere su questo: fa parte di quelle cose non modificabili della vita, come il ciclo sonno-veglia, l’alternarsi di sole e luna, uscire il venerdì sera con gli amici e il sabato con il fidanzato. È un assioma. È così, punto e basta.
L’altro meccanismo è quello di chiudersi in casa-non il sabato mattina- e trattare questi bambini come delicatissimi trofei da tenere sotto una teca e riempire di attenzioni.
Oddio, questo succede anche di là, ma soprattutto di qua.
Mi spiego: se tu donna e non solo madre hai una mezza idea di continuare a condurre un’esistenza normale, tipo andare a un concerto, uscire con un’amica, prenderti un’ora di pausa, sei tendenzialmente vista come una madre degenere, una che abbandona il bambino e sta in giro a sbevazzare. Sei vista così dagli altri e ancora prima da te stessa.
Una madre allo sbando, una stronza.
Non ti sfiora nemmeno per l’anticamera del cervello a te madre e magari anche a te padre-ci sei? Batti un colpo- nei limiti del possibile, mi rendo conto, di fare, che so, un aperitivo? Un brunch? Un giro?  con creatura e amici. Eh no, le cose vanno tenute divise.
Non sia mai che poi questo bambino impari a stare con gli altri.
Capisco che i bambini devono stare con i bambini, ma anche se gli amici in questione non hanno figli forse si può trovare una soluzione. E invece no, soprattutto se gli altri non hanno figli, sei automaticamente tagliato fuori da tutto e ti tagli fuori. Non si capisce più se sia nato prima l’uovo o la gallina. La gente, nella ridente cittadina, sa essere anche molto cattiva.
Nella big city, forse per contrastare l'eccesso di grigiore,  può invece ancora capitare di incontrare neo genitori con prole e amici senza.  E di vederli in contesti che non siano solo e necessariamente il parco o le giostre. Succede che poi tu, mammina, non stai tutto il tempo a guardare sto bambino, apprensiva e preoccupata, magari lui impara anche a farsi gli affari suoi, se finalmente smetti di soffocarlo.
E allora capita di andare a un compleanno all’Isola dove poi non ti importa più se alcuni degli invitati hanno 5 anni, a concerti con figlia-non mia- e amici vari, al brunch al Frida dove magari quella alla tua destra si beve il succo alla pera e quello a sinistra una media chiara, e va bene così.
Detto ciò, il limite tra libertà di espressione della creatura e maleducazione dei genitori è molto molto sottile, in questi contesti.  Ma è un’altra storia. Nel mio caos esistenziale ecco quindi che mi limito a fare la zia acquisita (per pochi elettissimi, anzi elettissime da me adorate)  e per ora sto serena.

lunedì 16 luglio 2012

Al mio tre... tutti sposati!

Succede questo, un fenomeno a me ancora oscuro. A un certo bel punto, se ti trovi a vivere in provincia-parlo della mia provincia, non so dire altrove- ti volti e vedi che tutti intorno a te sono improvvisamente sposati/conviventi/in procinto di figliare/in procinto di sposarsi/in procinto di annullarsi.
Tutti tranne me, ovvio.
Mi spiego meglio: a un certo bel punto-e questo bel punto avviene quando appare il 3 davanti alla tua età-accade che i tuoi amici di vecchia data, amici più recenti, conoscenti, amici di amici sono tutti e dico tutti in un qualche modo, in una qualche forma, SISTEMATI. Sì , ho proprio scritto sistemati, parola orrenda.
È come se fino ai 30 fosse concesso divertirsi, cambiare fidanzato/a, ancor meglio non avere storie cosiddette serie, ma poi, appena superi i 30, in modo sistematico, ordinato, robotico si batta in “ritirata”. Perciò vedi questi 30enni mutare in modo mostruoso e comportarsi da 75 enni pensionati, l’eterno single che improvvisamente fa il fidanzatino d’America, il puttaniere conclamato che diventa una persona di “spessore”, il cesso mostruoso che trova la sua bella, la zoccola del paese che si fa ingravidare e così via.
Ti devi fidanzare, ti devi sposare, devi fare un figlio, il minimo sindacale è essere fidanzati, e, novità delle novità che ha sconvolto non poco l’allegra cittadina, si può anche andare a convivere-solo per veri coraggiosi-. Per tutti gli altri si continua  a stare con mammà.
Attenzione: non voglio dire che sia strano che tra i 30 e i 40 anni-estendo un po’- si pensi alla famiglia, a una vita di coppia più strutturata, ai figli. Tutto ciò è assolutamente normale e naturale, sano direi-anche se c’è chi di questo, nell’altra città, si stupisce. Quello che mi turba è l’automatismo che scatta da quelle parti.
Ora, è ovvio che questo bizzarro fenomeno salti agli occhi perché io ho fatto esattamente il contrario e inevitabilmente ti senti un pesce fuor d’acqua. Ma sono andata a fondo della questione. E quando vai a fondo poi capisci che beh, tutto sommato, non mi va poi così male.