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martedì 10 maggio 2016

Kintsugi


Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un tecnica che prende il nome di “Kintsugi“. Questa tecnica consiste nel rinsaldare oggetti come il vasellame con materiali preziosi, utilizzando una resina mista a oro, argento o platino.
E il risultato è meraviglioso.
Il vaso riparato con queste preziose venature-risultato dell’unione dei pezzi frantumati- rappresenta la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, delle difficoltà che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. Il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica. Ciò che non è arrivato quando lo si voleva, ciò che si è perso e poi ritrovato.
Per i giapponesi un vaso rotto sarà più bello di prima, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza.
Nella cultura orientale le cicatrici restituiscono valore all’oggetto, lo rendono unico.
In Occidente una cosa o è intatta o è rotta. E se è rotta o è possibile ripararla come se non fosse mai successo nulla oppure non vale la pena tenerla. Meglio una nuova.
Ma tra integrità e rottura c’è la ricomposizione, c’è l’idea che dall’imperfezione possa nascere una forma maggiore di perfezione, estetica e interiore.
Diei che a questo punto non c'era espressione migliore del tuo arrivo, piccolo Victor, per illuminare la nostra famiglia della tua luce dorata (e rendermi così zia!).
Benvenuto nipotino mio.



lunedì 22 aprile 2013

Immobilità

Reduce da un mese impegnativo, fatto di decisioni prese con conseguenti scompensi e riorganizzazione della mia esistenza (ancora, sì), mi trovo ad essere di un anno più grande, fagocitata dal lavoro e dalle feste tutte uguali del fuorisalone che hanno affollato e paralizzato la Big, un po' impreparata alla primavera, tanto stanca.
Sono tornata nella Ridente proprio questo weekend e ho constatato con grande soddisfazione che lei, sorniona, segue in modo sistematico e rassicurante il suo naturale andamento: finito il letargo invernale, dove tutto è vuoto, fermo, chiuso, immobile, deserto, ecco qua che si intravedono le prime distese di tavolini davanti a bar e baretti, fermento per le strade, di giorno ma soprattutto di sera. Più gente, tanta che mi chiedo ma tutte queste persone che quindi esistono, animano piazze e ristorantini, chiacchierano, si sgranchiscono, prendono aria come appena usciti da un armadio zeppo di naftalina, dove si rintanano nei mesi invernali?  La Ridente è molto più bella ora. Dovrebbe essere sempre così, pronta ad accogliere e viva.
Vorrei sentirmi anche io così, e invece potrei affermare che il mio stato mentale assomiglia di più alla Ridente nei mesi invernali.
Questa immobilità di vita e sentimenti è snervante. Mi rilasso, respiro, provo a curarmi le cicatrici dell'ultimo periodo, e mi appello a quanto sosteneva il filosofo francese Pascal, citazione che mi è capitato di trovare in un libro poco tempo fa, secondo cui molti guai dell'uomo dipendono dalla sua incapacità di starsene tranquillo in casa.
Vediamola metaforicamente in questo modo, la mia potrebbe essere una immobilità funzionale a capirsi, a darsi una tregua. Per prepararsi a tempi migliori. A non combinare pasticci. Non ho mai pensato fosse necessario avere sempre un impegno, o essere circondati da milioni di amici e conoscenti, o trovarsi troppi uomini riempitivi per non stare neanche un minuto sole ad ascoltarsi, pochi ma buoni è sempre stato il mio obiettivo. Vorrei quindi continuare su questa strada. Non spaventandomi se il mio cuore al momento è rattrappito, entrando liberamente in contatto con ciò che mi manca e vivermi da sola la tristezza che a volte arriva, prendendomi cura di me, non ostinandomi a cercare in alcune amiche ciò che solo chi non c'è piu ti dava. Loro mi danno e daranno altro, e vorrei gioire di questo.
Ieri al mercatino francese che si snodava tra le strade della Ridente ho comprato una tovaglia provenzale verde e un quadretto che incornicia un disegno in rilievo di una geisha che dorme, con i suoi colori e la sua calma.
Presto tornerò anche io pronta ad accogliere e viva.