mercoledì 25 maggio 2016

Connessioni

Questo spazio è nato per dar voce alla parte più caustica, riottosa, giudicante e intollerante di me. Dunque una cosa scomoda. Per complicarmi un po' l'esistenza.
E così, come da manuale, ho collezionato inimicizie, arrabbiature, antipatie, svelato permalosi insospettabili, colto in fallo finte open minded, collezionato le critiche di chi si aspettava un blog democristiano, attirato l'invidia che è femmina e cattiva.
Ma ho anche incontrato un po' di fedeli seguaci, estimatori del genere, pochi illuminati che hanno colto lo spirito della faccenda. Che sanno che sono tanto buona come il pane quanto giustiziera della notte.
Poi sono diventata mamma, e il mio lato dolce ha avuto un'impennata che cerco di riservare solo a Leone. In realtà le amiche dicono che metto più cuori e faccine nei messaggi, che è un tipico cambiamento conseguenza della maternità (dite??).
Comunque sì, un po' si cambia. Sarà la totale sintonia con un esserino così piccolo a sciogliere anche i cuori più ghiacciati, oppure la consapevolezza che saremo per sempre il centro di qualcuno. Non saprei.
Di recente nella Ridente ho assistito a un esempio di conessione inconsapevole meravigliosa. Quelle cose che scardinano ogni convinzione, ogni lamento, ogni paura.
Lo voleva maschio, bello, sano, non troppo grosso nè troppo piccolo, moro, la sola idea di rinunciare alla carne era insostenibile, la paura del parto poi sarebbe stato troppo. Ed ecco qua, che lui, zitto zitto, buono buono, si è fatto spazio e ha accontenato la sua futura mamma in ogni cosa. Le ha fatto il regalo più bello, nove mesi in cui tutto ha funzionato come voleva lei. E forse anche come voleva lui! Poi ditemi se questo non è amore.
E la fortunella in questione è amica mia, e questo rende il tutto ancora più speciale.
Grazie Filippo per essere stato così bravo, per aver sostenuto la tua super mamma e per essere così splendidamente uno di noi.
(non ti accomodare troppo però, che ti aspettiamo al varco per gli occhi azzurri!)

martedì 10 maggio 2016

Kintsugi


Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un tecnica che prende il nome di “Kintsugi“. Questa tecnica consiste nel rinsaldare oggetti come il vasellame con materiali preziosi, utilizzando una resina mista a oro, argento o platino.
E il risultato è meraviglioso.
Il vaso riparato con queste preziose venature-risultato dell’unione dei pezzi frantumati- rappresenta la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, delle difficoltà che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. Il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica. Ciò che non è arrivato quando lo si voleva, ciò che si è perso e poi ritrovato.
Per i giapponesi un vaso rotto sarà più bello di prima, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza.
Nella cultura orientale le cicatrici restituiscono valore all’oggetto, lo rendono unico.
In Occidente una cosa o è intatta o è rotta. E se è rotta o è possibile ripararla come se non fosse mai successo nulla oppure non vale la pena tenerla. Meglio una nuova.
Ma tra integrità e rottura c’è la ricomposizione, c’è l’idea che dall’imperfezione possa nascere una forma maggiore di perfezione, estetica e interiore.
Diei che a questo punto non c'era espressione migliore del tuo arrivo, piccolo Victor, per illuminare la nostra famiglia della tua luce dorata (e rendermi così zia!).
Benvenuto nipotino mio.



martedì 26 aprile 2016

La Libertà

Ci sono stati anni in cui la sera si andava alla Casa139, qua nella Big. Anni felici, a tratti tormentati, spezzati. E la Casa era un rifugio. Una sicurezza. Biliardino fino alle 4 del mattino, giardinetto interno, musica indie per ballare fino a tardi, tutto lì, tutto accessibile, ben distribuito. In ogni stanza c'era qualcosa da scoprire. A volte ci si andava anche solo perché era un modo per finire la serata, scambiare due chiacchiere con i soliti avventori, ritrovarsi.
Poi un bel giorno, hanno deciso di chiuderla, la Casa. E non nascondo che è stata una botta. Un po' come quando nella Ridente hanno chiuso il Duca Bianco. O la Polo. Maledetti. 
Quando è stato il turno della Casa ho rivissuto un po' quelle sensazioni lì'. Ho iniziato a frequentarla da adulta e non da ragazzina come i locali nella Ridente, ma mi ci ero affezionata. Era un punto di riferimento in una città in cui le coordinate te le devi un po' costruire.
Di cose belle la Casa ce ne ha restituite tante. Una su tutte pochi giorni prima di chiudere definitivamente. Come a lanciarci un messaggio. Ha voluto lasciare il segno, la nostra Casa. Ha permesso alla mia meravigliosa amica di riconoscere una luce, in un momento buio. Le ha messo sul piatto di argento la possibilità di abbracciare la Libertà, libertà da condizionamenti, sofferenze, storie finite, e lacci da slegare. Proprio lì, tra le sue stanze. (Poi io le ho anche fatto mettere i tacchi, quando mi ha pregata di tornare sul luogo del delitto  per farmi vedere quel ragazzo incontrato lì la settimana prima. Oh, mi ha odiata, ma, libertà o no, il tacco aiuta).
E quindi chisseneimporta se dopo poco il locale ha chiuso, loro se lo sono portati dentro e hanno costruito la loro "casa", la loro storia, piano piano, senza fretta e con cura.
E non mi pare strano a questo punto che, proprio nel giorno più simbolico che c'è, a celebrare quella libertà sia arrivato tu, Filippo. Benvenuto nella tua nuova Casa, piccolo tesoro prezioso, buona libertà anche a te.

mercoledì 30 marzo 2016

Maternity Leave

Ho letto di tutto in questo lungo lunghissimo periodo di pausa, dalla Big alla Ridente senza distinzioni. E a tutte queste suffragette neo mamme che si sperticano urlando sui social "le mamme sul lavoro devono avere le stesse oppotunità dei papà", e a quelle eccitate che ai 3 mesi del bambino fanno i salti di gioia per l'imminente ritorno al lavoro, dico una sola cosa: ma a voi che avete partorito da poco, non viene un po', ma dico un po' di voglia di stare con vostro figlio e godervelo senza immediatamente pensare che sia una cosa da sfigata casalinga anni '50? Senza arrivare alla scontata associazione fare la mamma uguale cucire calzini? Non vi viene in mente che l'accudimento, il seguire un figlio, l'esserci facciano parte del ruolo di mamma-sì anche stancarsi-? no, perché a me terrorizza questo sbracciarsi tanto dopo aver appena messo al mondo una creatura (si presuppone scientemente). Tutto questo sgolarsi non potreste incanalarlo nel pretendere più diritti? Alcune lo fanno, certo, ma tante -troppe- no.
Ora, sia chiaro che se avete voglia di ricoprire un ruolo come che ne so il sindaco di Roma o diventare CEO di una grande banca o il super capo dei Puffi lo potete fare, è pieno di donne che hanno fatto sia figli che carriera. E anche di uomini. Ma forse vi sfugge - o direi che non sfugge, anzi- che immancabilmente una di queste due scelte verrà per forza sacrificata. E' così. E vale anche per gli uomini, care mammine incazzate. Perché un uomo che fa carriere intesa come la intendete voi, cioè scalata al successo con poltrona in pelle dis-umana, fa un altro tipo di rinuncia che cade sulla famiglia, dovrà sacrificare gran parte del tempo. Si può fare il sindaco della seconda città più malmessa e corrotta d'Italia standosene comodamente sul divano di casa e accudire un neonato? No, direi di no. Ma non è mica discriminazione ragazze. E' realtà. E' meglio che il sindaco di Roma allora sia un uomo neo papà? Vale anche per lui, dovrà rinunciare e non poco al suo bambino. Il non trascurabile dettaglio che non volete accettare, è che la figura materna all'inizio ha un peso certamente più rilevante.

Un altro tema è che lo Stato e la società tutta abbiano il dovere di dare maggior supporto al mondo baby sia per le mamme che per i papà; gli asili costano troppo, le babysitter anche. Ci vorrebbe più flessibilità da parte delle aziende e non si dovrebbe guardare storto una donna che decide di diventare anche mamma. O un papà che desidera la paternità (non un giorno come in Italia ma magari un mese come in Spagna o più mesi come nei paesi nordici). Andrebbero premiate le donne indipendetemente dal numero di figli, se sei brava puoi crescere professionalmente. Ma rimani brava, se già lo sei, anche se ti prendi dei permessi per accompagnare tuo figlio alla recita di fine anno e scegli di non rimanere in ufficio fino alle 21.00. Il problema è culturale, perchè è pieno di donne stronze, colleghe si intende, pronte a fare le sciacalle, mamme wonderwoman che allattano in parlamento e quelle di cui sopra che hanno la babysitter 1, la babysittre 2 e la nonna che arriva per il turno delle 20.00 mentre loro imperterrite continuano a lavorare- per dimostrare cosa?- uomini prepotenti tutti parte di un sistema che premia soprattutto la pratica del brown nosing (conoscete??) e del tempo speso in ufficio. E allora anche io mi indigno, e non poco.

Ho letto poi che in Francia il welfare è molto attento a questo tema..ad esempio caldeggiando il latte artificiale e accogliendo i bambini negli asili gia dai 3 mesi. Ok, molto bene per quelle donne che hanno scelto di parcheggiare il fardello. Ma a me questo non pare welfare. A me questo pare che il fare figli stia diventato per la maggior parte delle donne una cosa da inserire in to do list, perchè a una certa età è così. Poi che dopo pochissimi mesi l'esserino venga subappaltato chisseneimporta. Lo scrive anche la signorina Guia Soncini in un recente articolo: fare figli è una cosa normale, e per certe incombenze tipo recite, sport o altro ci sono le ragazze alla pari. Molto bene, dunque possiamo stabilire che essere mamma è solo una fattore biolgico? non è così, o almeno non dovrebbe esserlo.
Capisco anche bene che sia altrettanto esasperante il mondo mamme che parla solo di figli, allatamento, co-sleeping, vaccini, malattie, asili, in loop 24 ore su 24 -anche io fuggo da quelle- ma tra questo e la brutalità che racconta la Soncini ci son tante sfumature, tante donne normali che scelgono di fare una famiglia e portarla avanti. Che vorrebbero rientrare al lavoro senza essere discriminate ma non per forza urlarlo ai quattro venti con desiderio massimo di crescere e avere un ruolo, perché quello di mamma è proprio da sfigata.

Io sono stata molto fortunata, perchè ho potuto scegliere di stare a casa senza avere particolari necessità -economiche e aziendali- e ho  ripreso a lavorare licenziandomi di là e iniziando di qua, perchè c'è un momento in cui non solo bisogna prendere uno stipendio ma staccare e fare "refresh" aiuta a relativizzare i piccoli grandi problemi del nostro nuovo ruolo. Ma non l'ho fatto alla leggera, non l ho fatto dopo poco tempo, e l'ho fatto con il cuore a pezzetti. Mi manca da morire stare con mio figlio, vedere i suoi progressi quotidiani, stare a casa con lui e godermi una vita piena di mie cose. A tutti quelli che mi hanno chiesto se non mi fossi rotta le balle dopo cosi tanto tempo o se finalmente non avessi voglia di interagire con essere umani adulti (tante e tanti me lo hanno chiesto) rispondo che no, non mi sono rotta le balle, mi sono divertita e stancata tantissimo, ho gioito e pianto, ho stretto un legame con mio figlio e continuerò a farlo perchè a me pesa molto di più dedicarmici solo due ore la sera che starci tutto il giorno. Abbiamo viaggiato attraversando il Giappone, ci siamo spiaggiati nella nostra Bonassola, scalato con passeggino e zaino i monti del Trentino, preso aerei per andare in giro in Europa, mi sono dedicata alla mia passione detta anche piano B,  ho continuato a depilarmi e  farmi le unghie. Certo, grazie anche all'aiuto dei nonni. Ma anche del papà. Perché un papà assente e workaholic non fa una bella figura.
E segnalo che non ho smesso di parlare con esseri umani adulti durante la maternità, non ero rinchiusa in una cella di isolamento e gli amici, quelli veri, ci sono sempre stati. E' una questione di scelte, di come si vuole vivere questo momento e di quanto si ha voglia di non essere solo una mamma biologica. E' stato l'anno più bello di sempre.
E mi dispiace per gli altri (invidiosi di tutto il mondo, carrieristi, guia soncini, mammine che ai tre mesi del bambino hanno già due baby sitter).
E, pensate un po', non ho nemmeno ancora imparato a rammendare un calzino.

martedì 30 settembre 2014

L'uomo-ombra e la donna manager anni '80.

Che amarezza sesquipedale.
Parlo dell'uomo ombra, con nervo assente e personalità non pervenute.
L'uomo ombra si tinge di ridicolo e di inzerbinamento feroce quando si presta a soddisfare i capricci più tignosi della nuova e irrisolta compagna.
Il profilo è il seguente: nuova fidanzata, ex di qualcun'altro, desiderosa di rivalsa, incattivita ma finto tranquilla. Lei è EASY. Studia tutto nei minimi dettagli, brava non c'è che dire.
Non si affida al caso, ma probabilmente a un action plan, perché le cose vanno fatte bene, mai lasciare nulla di intentato quando l'obiettivo è quello di mostrare e dimostrare che tutto sommato non si è più disperate, ma raggianti e brillanti in una nuova e intensa vita. Che poi l'effetto possa essere l'esatto opposto la lei di turno questo spesso lo sottovaluta. Ragazzi, io non so nulla, ma so di certo che se si è felici e innamorate l'ultimo pensiero è quello di imporre la propria presenza ad eventi in cui la propria presenza c'entra come i cavoli a merenda e voler mostrare, dimostrare e apparire non sono mai buoni segnali.
Ma andiamo avanti, magari mi sbaglio eh.
Prendiamo un evento che possa colpire il target giusto, un'occasione mirata e importante; tanto per intenderci, non il mercatino di cianfrusaglie che si tiene ogni martedi del mese in provincia di Truccazzano, ecco. Ma un'occasione vera, intensa, in cui la lei di turno si gioca il tutto per tutto, l'immagine, la reputazione e, aggiungerei io, malamente anche la dignità.
Un matrimonio. Zac.
Se poi il suddetto matrimonio si svolge nella città che ha dato i natali alla persona con la quale la nostra lei ha condiviso qualche anno e verso cui probabilmente prova un risentimento inesauribile, beh perfetto. Ancora meglio. E non importa se la comunicazione e la frequentazione con gli sposi sono saltuarie e superficiali, l'atto di cortesia di due maldestri sposini diventa l'ancora a cui
aggrapparsi con tutte le forze.
Si sa, le vere amicizie continuano anche dopo che le storie finiscono. Ma le vere amicizie. Quelle che si nutrono di contatti e conoscenza.
Io ho incontrato tante persone carine grazie ai miei ex, ma molte si perdono per strada, è normale. Ed è anche naturale. Si presuppone che poi le strade si separino e ci si creino nuovi amicizie, nuovi ambienti. Sarebbe naturale. Ma non per la disperatissima.
Lei va oltre tutto ciò e spavalda come una donna manager degli anni '80 sfoggia un tubino blu notte rifinito con una giacca blu elettrico dotata di spalline imbottite, il tutto impreziosito da sandali color argento: l'effetto è quello di sembrare appena uscita da una conf call con l'ONU. Il capello un po' sconvolto ciuffato, tradiva un certo bel daffare, si sa lei si sarà truccata in taxi velocemente per essere presentabile dopo aver creato l'accordo del secolo con gli Stati Uniti. D'altronde 43 anni li porta molto bene.
Cioè, di solito ne hanno dieci di meno, ma a furia di voler essere al top si scivola in accostamenti e look che invecchiano, non c'è che dire.
Ovviamente, a parte aver scelto per mesi l'oufit migliore (?) , il vero colpaccio è non presentarsi mai sole, che fa disperate! eh no, invece presentarsi con Fufi uomo-ombra che cosa fa?
Va beh, ma che dire, lei è spavalda, sicura di sè, felice, ed è questo che vuole trasmettere a tutti gli invitati e a lui, il famigerato ex accompagnato da ormai un anno- arco di tempo non casuale per lei- a una nuova donzella.
E così inizia la pantomima: non una discreta presenza ma risate sguaiate, balli sfrenati da mezza sbronza-che tristezza- gran chiacchiere con i più cari amici dell'ex, gente che lei probabilemente vede una volta ogni 6 mesi. Perché è lì che bisogna puntare, a far vedere che comunque una così non la si dimentica facilmente, che lei è amata da tutti, tutti i suoi non amici. Anche perchè è chiaro che di amici non deve averne se la cosa migliore da fare quel weekend è stata quella di andare a un matrimonio di gente che ha fatto parte della sua vita precedente. 
Ed è ancor più chiaro che Fufi, che si è prestato a reggere la coda a questa donnetta un po' irrisolta, non ne esce bene.  Ma Fufi mio, non potevi portarla al mare e la risolvevate così? Era davvero il matrimonio della vita assolutamente imperdibile? Perché ti sei prestato a essere umiliato in questo modo? Ma due domandine quest'uomo se le sarà fatte?
E lei, che pensa di aver così ottenuto la rivincita, ha veramente risolto i suoi demoni?

Non lo sapremo mai, forse neanche Marzullo potrà svelarlo. Di certo, quando io mi trovo innamorata e risolta tutto il resto, tutto il passato non conta più. Quelle cose che noi donne dichiaramo appena veniamo lasciate " mi vendicherò " "appena ho un nuovo fidanzato vado nel locale del mio ex e glielo faccio vedere quanto è figo" ecco, ste cretinate si svuotano di significato. Quando si è felici. E, fossi stata in lei, avrei trovato mille altri modi per passare il weekend,  tipo vivermi la mia nuova vita, invece che inciampare ancora in quella vecchia.






venerdì 20 giugno 2014

Wedding time

Se quando ho scritto qua http://vintazvintaz.blogspot.it/2012/07/al-mio-tre-tutti-sposati.html sembrava che tutti si sposassero, ora pare un'epidemia.
Avere più di due matrimoni in un anno dovrebbe essere vietato per legge, ma tant'è io ne ho nove e mi rassegno. Considerando però che ce n'è più d'uno a cui tengo in modo particolare, l'idea di pensare ad outfit, capelli, trucco, finti sorrisi si prospetta intrigante e non faticosa.
Ora, la grande novità è che non mi presento più da single. Quindi posso piantarla di lamentarmi del fatto di essere la numero dispari al tavolo, e di ribadire che ai matrimoni non si tromba: è una grande balla costruita per alleviare alle single donzelle il peso e la noia di essere circondate da coppie, futuro e progetti. Rigorosamente altrui.
Però, posso dirvi che il mio attento occhio ha notato alcune bestialità che andrebbero severamente punite.
Come l'assasino è sempre il maggiordomo (era sempre, ora perlopiù sono mariti, exfidanzati e uomini di dubbia integrità) così il grande giorno, fateci caso, tra gli invitati fa capolino lei: l'amica di bianco vestita.
...
Sì, total white.
Non un dettaglio, non una stola, non un pezzetto di abito multicolor tra cui anche il bianco. No, proprio tutto bianco. La palette colore esplorata è ampia, e per quel che mi riguarda, le varianti sono tutte fuorilegge: dal bianco sporco, al bianco ghiaccio, al bianco avorio, al crema talmente chiaro che è bianco, non è giallino è bianco (!) sono da non indossare. Ragazze, il mondo è pieno di colori, e il bianco, oltretutto, è uno di quelli che poche si possono permettere. Quindi, non venitemi a dire che per voi è cosa ovvia avere un vestito elegante bianco nell'armadio perché vi prendo a scarpate.
A meno che non siate lei. E allora vabbè. Potrebbe essere normale.

Un altro colore da usare con molta cautela è il rosso fuoco, specie se siete delle biondone alte e tanto bionde. Rubare la scena alla sposa, non è carino, non siete sulla Croisette nè a Hollywood, state calme. Eppure, se ne vedono.
Così come il nero, ormai ampiamente accettato (non dal galateo) specie se si stratta di un matrimonio che si svolge nel tardo pomeriggio.
Va bene, meglio nero che rosso fuoco, meglio nero e rosso fuoco che bianco. Però ancora meglio azzurro, verde, giallo, rosa, blu, a fiori,  a righe vintage specie se il matrimonio si svolge in una bella mattinata di sole. Non è un funerale, non ancora.

Altra bizzarria molto di moda, ahinoi, è invitare solo gli amici/amiche e non i relativi compagni/mariti/mogli, specie quando non si organizza una cosa ristretta. Verosimilmente un trombamico non me lo porto a un matrimonio, perciò trovo non-sense creare un evento di finti single dove l'unica coppia è quella che si è appena sposata e dove le uniche a trarne forse qualche vantaggio sono le single vere: tra loro potrebbe nascondersi la gattamorta di turno, la quale non vede l'ora di approfittare della vivacità a termine di mariti e fidanzati e dare così libero sfogo alla sua torbida natura e un senso alle Laboutine tacco 12 acquistate per l'occasione. Ennò, però. Ora che sono fidanzata evitatemi questi scherzetti.

Infine, ricordate tutti, less is more. Non è necessario far sprofondare i tavoli con fiori e centrotavola che impediscono di vedere chi si ha di fronte, non è fondamentale imbastire un circo Togni tra danze, complesso che suona, discorsi banali e ripetitivi.
Amatevi e balliamo, questo basta.
E noi, piedi gonfi a parte, ringrazieremo.


martedì 10 giugno 2014

La volpe e l'uva

« Spinta dalla fame, una volpe tenta di raggiungere un grappolo d'uva, ma ogni sforzo è vano. Constatando di non poterla raggiungere, esclama: "Tanto è ancora acerba!".
Esopo ci aveva visto lungo, e io osservo e rimango basita dalla capacità altrui di rigirare la frittata, o, per dirla meglio, dall'incapacità altrui di non riuscire a superare le difficoltà, accusando così le circostanze.

Ecco, questa è una modalità che non mi appartiene.  Ed è grave, perché mi taglia fuori da tante dinamiche, opportunità (ma lo saranno veramente?) e certamente malumori. Ché chi riesce a raccontarsela sta certamente meglio.
Non che ne sia totalmente immune, di cose personali in me radicate me la racconto eccome. Ma nella mia cameretta, diciamo. Non al mondo fuori, molto spesso convincendolo pure.
Ecco una casistita di situazioni da me osservate, carpite, analizzate, vissute, che, non nascondo, mi lasciano un senso profondo di amaro misto ad ammirazione e una grande domanda: come si fa?

- LE RELAZIONI: esci da poco con uno, ti piace da impazzire. Fai una testa così alle amiche, saltellI solo al pensiero di poterti sposare con lui in una spiaggia isolata alle Hawaii e dopo un mese di frequentazione il lui di turno sparisce come houdinì. Io direi: è sparito.
Le altre dicono: non lo chiamo più perchè è uno stronzo, non risponde, si fa vivo a singhiozzi. Basta, uno così non mi merita. Lo lascio (IO lo lascio, dunque).

- IL LAVORO: succede che si possa essere "lasciati a casa". Specie con contratti a tempo, ma non solo. E quando allora ti sembra di avere trovato il lavoro della vita, e con tutto questo mondo e anche quell'altro racconti mirabolanti progetti, stipendio stellare, incontri pazzeschi, può succedere di essere bruscamente e gentilmente invitati ad andarsene. Io direi: non mi hanno confermata.
Altri dicono: non voglio più stare in quel posto, in verità il clima è pessimo, sì bello all'inizio, ma ora sono stufa di lavorare lì dentro, sono un talento sprecato.

- IL MATRIMONIO: hai già praticamente imbastito tutto, ti manca solo la giarrettiera e il parrucchiere. Hai coinvolto le amiche per capire se ispirarti a kate moss o a Carrie per la scelta dell'abito. Ma la proposta non arriva. Ecco dunque che improvvisamente questa palese idiosincrasia del fidanzato all'idea di impalmarti per sempre diventa una carrellata di: sì ma vogliamo aspettare, quest'anno si sposano tutti, e poi ripensandoci vorremmo fare una cosa tra pochi intimi, a dire il vero non sono tanto convinta di questo passo, convivere tutta la vita è la migliore soluzione.
Io direi: quel maledetto non riesco a convincerlo.

- LA RIDENTE vs LA BIG: ti proponi come super cool, una vita spericolata between Paris and London passando per New York, rifiuti e stigmatizzi la provincia, l'italia, la mentalità del paesello fin quando un bel giorno si scopre che ti sei trasferito a vivere nel paesello più paese di qualche regione italiana. Ben venga se fosse un reale scelta di cambiamento magari non condita per anni dal disprezzo delle varie ridenti nel mondo, ma in realtà hai seguito il fidanzato che lavora lì, o hai  accettato un'offerta di lavoro arrivata dalla provincia e non da Venice Beach; ma ecco, qualunque sia la vera ragione e il tuo vero stato d'animo, per gli altri, per tutti tu hai riscoperto la tua anima bio, la natura è sempre stato il tuo sogno, una nuova dimensione "a misura d'uomo".
Io direi: sono finita male, si tratta solo di un passaggio.
Altri hastaggano violentemente il codice postale della nuova residenza.

Non parlo di chi riesce a dare una svolta ottimista e positiva a disavventure e disgrazie senza crogiolarsi nel vittimismo più lagnoso.
Parlo proprio di chi con maestria e anticipando i tempi, racconta balle mascherandole da riflessioni attente, da scelte consapevoli, da circostanze inevitabili.
Non subiscono mai, non prendono mai mazzate loro, ma semmai, le danno. La loro vita è comunque sempre okkei.
Un autoinganno ben congeniato in cui i dati di fatto modificati e distorti, a volte mistificati, regalano autostima e serenità.
E così si va avanti, autoinganno dopo autoinganno.
Chissà se poi, per dirla come avrebbe detto mia nonna, i nodi verranno al pettine.